the hurt locker

The Hurt Locker: non il solito film di guerra

Titolo originale: The Hurt Locker
Nazione: U.S.A.
Anno: 2008
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 127′
Regia: Kathryn Bigelow
Cast: Ralph Fiennes, Guy Pearce, David Morse, Jeremy Renner, Christian Camargo, Brian Geraghty, Sam Redford, Kate Mines
Produzione: First Light Production, Kingsgate Films
Distribuzione: Videa CDE, Warner Bros. Pictures
Data di uscita: Venezia 2008
10 Ottobre 2008 (cinema)
Nomination Oscar 2010


The hurt locker non è il solito film di guerra.

In primo luogo perchè è diretto da una donna, Kathryn Bigelow. In secondo luogo perchè non è diretto nel modo in cui ci si aspetterebbe da una donna. La regista americana non ci racconta le atrocità della guerra in maniera nuda e cruda, non ci mostra immagini strazianti di civili mutilati e di madri in lacrime, non ci porta nemmeno sul campo di battaglia vero e proprio: tutto è raccontato in maniera molto più sottile.

Siamo in Iraq, dove la squadra di artificeri americani di turno rischia la vita per salvare quella di qualcun altro. La giornata tipo dei militari è una continua lotta contro il tempo: deve riuscire a tagliare il filo corretto, prima che le Parche taglino il suo di filo. Sì, perchè la maggior parte delle bombe è piazzata appositamente per far saltare qualche testa a stelle e strisce. Basta che il soldato si avvicini abbastanza all’esplosivo perchè un terrorista nelle vicinanze azioni il detonatore con un comando a distanza. Il tutto è ripreso con una videocamera tascabile, pronta a caricare le immagini su youtube.

La continua tensione e la paura di essere il bersaglio di un cecchino nemico non abbandona mai lo spettatore,  che si identifica con i protagonisti. Essa è generata da un sapiente uso del mezzo tecnico, attraverso la camera a spalla, le focali lunghe e le zoomate a schiaffo, che rendono le immagini veloci e instabili. L’ intero film è una sorta di soggettiva, come se un’entità sconosciuta e minacciosa osservasse costantemente i personaggi nel loro vivere quotidiano e potesse scegliere come meglio crede del loro destino. Sull’ identità di questo osservatore ognuno di noi può avanzare la sua ipotesi: è un guerrigliero nemico, è Dio, è la regista stessa che ha il potere di vita o di morte sulle sue creature.

Ironia della sorte, coloro che sopravvivono, in realtà, l’anima l’hanno lasciata sul campo. La guerra diventa una droga, una dipendenza, l’unica cosa che davvero conta è tornare in battaglia. Quando tornano a casa trovano la loro vita svuotata di ogni senso e non possono fare altro che tornare a giocare. Come in un videogioco, sono manovratori di se stessi. Non hanno più la percezione del pericolo, o meglio non temono più nulla, perchè ciò che cercano è proprio quella sensazione di stare in bilico fra la vita e la morte. Se mai dovesse arrivare il Game Over, forse, non sarebbe che una liberazione.

The hurt locker è un film ben riuscito, da vedere assolutamente. L’inizio è magistrale, poi si perde un po’, con scene forse troppo lunghe a raccontarci ciò che ci è già stato detto in precedenza, ma questo non intacca la bellezza della pellicola.

“Qual è il modo migliore per disarmare una di queste cose?”
“Quello in cui non si muore.”

da The Hurt Locker

Trailer

0 Responses to The Hurt Locker: non il solito film di guerra
  1. Nicola Pezzoli Rispondi

    Anche se non è il mio genere preferito, mi attraggono molto le storie che guardano le cose da prospettive inedite, come il punto di vista dei soldati che vanno a dare cattive notizie alle famiglie o quello – è il caso di questo film bellico – degli artificeri. Interessantissima, poi, l’ennesima riflessione sugli irreversibili danni psichici causati dall’inferno della guerra. Non l’ho ancora visto ma cercherò di rimediare…

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