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Il riccio: un film diversamente elegante

Titolo originale:      Le hérisson
Nazione:      Francia, Italia
Anno:      2009
Genere:      Commedia, Drammatico
Durata:      100′
Regia:      Mona Achache
Cast:      Josiane Balasko, Garance Le Guillermic, Togo Igawa, Anne Brochet, Ariane Ascaride, Wladimir Yordanoff, Sarah Lepicard
Produzione:      Les Films des Tournelles
Distribuzione:      Eagle Pictures
Data di uscita:      05 Gennaio 2010

 

Recensione

Il riccio non vanta una trama particolarmente brillante. La struttura è semplice, in parte forse prevedibile, e l’intreccio in sè non è particolarmente coinvolgente. I personaggi invece sono splendidi. Interpretati divinamente, realistici e credibili nella loro psicologia e nella loro rappresentazione su cellulosa.

Possiamo dunque ascrivere questo film alla categoria low concept, cioè a quel genere di pellicole che non punta su una trama intensa e piena d’azione, ma si concentra sulla profondità e sullo sviluppo dei personaggi. In parole povere, quel genere di film che se non sono sceneggiati a regola d’arte diventano inesorabili portatori di sbadigli.

Per fortuna, se siete familiari al genere, non è questo il caso de Il riccio. Se si esclude il primo quarto d’ora non si trovano mai inquadrature più lunghe del dovuto e non ci vorrà troppo tempo perchè i personaggi catturino la vostra attenzione.

Paloma (Garance Le Guillermic): è una bamina bizzarra, molto intelligente per la sua età (e in ogni caso più intelligente degli altri componenti della sua famiglia). E’ appassionata di disegno e ha l’abitudine di riprendere con la videocamera la strana giungla di persone che si aggirano nei suoi territori, arrecandole disturbo. E’ ossessionata dal bisogno di scoprire cosa sia la morte: non ne ha paura, crede anzi che sia ben diversa da come viene comunemente dipinta. Per questo sta cercando un modo elegante per farla finita.

Renée (Josiane Balasko): è la portinaia del condominio in cui vive Paloma e fa del suo meglio per rientrare nello stereotipo della “portinaia di condominio”, in modo da vivere il più possibile nell’anonimato e nell’indifferenza altrui. Non perchè realmente la desideri, ma dato che in ogni caso quello è il ruolo in cui la società la relega, è bene che gli altri la ignorino del tutto, così che lei possa vivere in santa pace nel suo microscopico alloggio con un grasso gatto sulle ginocchia. E’ di fatto il riccio della storia. Tenta di essere sgradevole nell’aspetto e nel carattere (tanto che non è mai stata in vita sua da una parrucchiera), ma cela dentro di sè un’eleganza e una cultura insospettabili: nessuno (gatto escluso) è mai entrato nel vano più nascosto del suo alloggio, in cui alberga la sua preziosissima e fornitissima biblioteca personale.

Kakuro Ozu (Togo Igawa): viene dal giappone ed è il nuovo padrone dello stabile, nonchè nuovo vicino di casa di Paloma. Insieme alla piccola, è l’unico che è riuscito a scorgere la vera Renèe dietro la folta coltre di aculei con cui si protegge. E’ un uomo elegante, di grande gentilezza e cortesia. Riveste un ruolo quasi idealizzato: è semplice, dolce e amichevole. E’ l’antitesi della borghesia parigina, elitaria e allo stesso tempo ottusa e volgare nel suo ostentare una superiorità intellettuale del tutto inesistente. In qualche modo sembra essere la “versione positiva” dell’uomo abbiente.

Gli attori interpretano le loro parti con grande efficacia, dal primo all’ultimo, con una particolare menzione per la giovane Garance Le Guillermic, che nonostante la sua età riesce a dar vita ad un personaggio complesso ed introverso.

Muriel Barbery, l’autrice del libro “L’eleganza del riccio” da cui il film è tratto, ha subito sottolineato (con toni poco garbati) che il film non rispecchia affatto il suo romanzo. Anche alcuni lettori lamentano il fatto che i personaggi fossero molto meglio caratterizzati nella versione cartacea della storia. In questo caso, temo che sia l’autrice sia i lettori non comprendano appieno che cosa significhi fare un adattamento cinematografico di un romanzo. Cinematografia e scrittura adottano linguaggi specifici che, sebbene abbiano alcuni punti di contatto, in alcuni caso viaggiano su binari contrapposti. La sceneggiatura ha delle particolari esigenze visive, che nel caso di storie come questa poco si adattano ai codici utilizzati in letteratura. Se così non fosse il film risulterebbe didascalico, tremendamente lungo e noioso. Inoltre, ciò che viene presentato nell’adattamento non può che essere il racconto filtrato dalla percezione soggetiva dello sceneggiatore (tralasciando il fatto che naturalmente sia per il libro che per il film, il tutto viene ulteriormente soggettivizzato dal lettore/spettaotore).

Al di là di questi aspetti, forse fin troppo relativistici, a me il film è piaciuto e spero che possa piacere anche a voi. Semplice e delicato, senza osare troppo, risulta piacevole alla visione. Il libro non l’ho letto ma mi sembra che i maligni sbaglino quando sostengono che, come suggerito dal titolo, il riccio in immagini abbia perso la sua eleganza. Al massimo lo definirei diversamente elegante.

Si attendono commenti da parte di chi il libro l’ha letto!

Trailer

3 Responses to Il riccio: un film diversamente elegante
  1. Nicola Pezzoli Rispondi

    Ha ragione quella stronza della Barbery: nel film i personaggi ispirano tenerezza e simpatia, mentre nel suo sopravvalutato e spocchioso romanzucolo sono talmente odiosi, stereotipati e fasulli che viene voglia di ammazzarli tutti a calci nel culo dopo poche pagine… Questo è uno dei rari casi in cui, avendo prima (purtroppo) comprato e letto il libro e poi visto il film, non solo non son rimasto deluso, ma ho trovato che il film valesse cento volte più del libro. La Barbery ha avuto una bellissima idea, ma poi avrebbe dovuto farsi da parte e lasciar scrivere il romanzo a uno scrittore/scrittrice. Perché con la sua malascrittura da saputella eruditoide, pedante e pretenziosa era riuscita a rovinare l’idea. Per fortuna sceneggiatori e regista sono stati assai più bravi di lei!!

    • ilconterik Rispondi

      Ah ah toni pacati come sempre :)
      In questo caso sceneggiatrice e regista coincidono: Mona Achache

  2. Fab Rispondi

    Condivido quello che scrive Nicola sul libro… Decisamente sopravvalutato. Rik, se lo vuoi leggere è nello scaffale a Torino.

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