Jenny

MFF 2011: maratona corti gruppo C

Tutti bei corti quelli del gruppo C!

Jenny

di Ingvild Søderlind

Jenny diventerà una donna. Il suo corpo si sta trasformando, ma il candore dei suoi occhi blu la tiene a distanza dai ragazzi. Eppure Jenny è curiosa: vuole sapere cosa succede quando gli altri entrano nel bagno e chiudono la porta. In sella alla sua bicicletta va in cerca di risposte. Un teen movie al femminile delicato e suburbano, dove le parole non contano, e l’attrazione è un gioco di rumore e silenzio, luce e buio, sesso e tenerezza.

Questo è un corto magnifico. L’autrice fa un uso intelligentissimo del suono, dei rumori e dei silenzi. Appena tre battute, praticamente un film muto. E’ davvero la colonna sonora a narrarci la storia e le immagini non sono da meno! La recitazione è ottima e gli slow-motion la fanno risaltare ancor di più. La sceneggiatura regge perfettamente e narra una storia compiuta nella sua interezza (cosa ormai rara nei corti contemporanei). Credo davvero che questo film faccia scuola e sia un ottimo esempio per tutti gli studenti di cinema. Come accennavo sul finale del post precedente il pubblico l’ha accolto in maniera più fredda rispetto a The extraordinary life of Rocky, tuttavia credo non sia inferiore. Fra i corti che ho visto a  Milano questo è forse il mio preferito.

The shirt

di Jonas Rothlaender

Walter, 62 anni e Markus, 28 sono invitati a un matrimonio di famiglia. Il figlio è imbarazzato dal look di suo padre. Sotto l’immacolata camicia bianca si delineano i contorni di una cosa terribile: la maglia della salute. Nel bagno degli uomini, si consumerà il rito della spoliazione. E non solo. Potere del cortometraggio: raccontare le molte sfumature emotive di un rapporto familiare in soli 6 minuti.

Anche questo è un ottimo corto. Sono le immagini, gli sguardi a parlare. Purtroppo non è raccontata una storia vera e propria, solo uno spezzone di vita, ma va bene così perchè in questo caso è una scelta.

Guñape sur

di János Richter

L’isola peruviana Guañape Sur è un luogo arido e inospitale; per dieci anni è abitato solo da due guardiani, e da migliaia di uccelli. L’undicesimo anno arriva un gruppo di lavoratori per la raccolta del guano essiccato. Si crea così una comunità temporanea, dove la vita è scandita dal lavoro e da rari momenti di svago. Prodotto dall’ottima scuola ZeLIG di Bolzano e selezionato all’IDFA 2010, è un potente documentario di denuncia che si serve del potere della contemplazione documentaria.

Uno sguardo su una realtà poco conosciuta con una grande fotografia. Bello!

Un novio de mierda

di Borja Cobeaga

Per una storia comica a volte sono sufficienti tre minuti. Un ragazzo bussa alla porta della sua ex, che ha lasciato tre mesi prima. Lo sguardo stupito e un po’ risentito della ragazza diventa furia quando, senza preamboli e nemmeno chiacchiere di circostanza, lui le chiede di… usare il bagno. Ed è solo l’inizio.

Un film comico molto ben riuscito. Semplice, essenziale, conciso, veloce. Purtroppo lo dimentichi con la stessa velocità con cui l’hai visto…

 

A domani per il gruppo D!

the extraordinary life of rocky

MFF 2011: Maratona corti gruppo B

The Strange Ones

di Christopher Radcliff e Lauren Wolkstein

Un uomo e un ragazzino in viaggio negli Stati Uniti restano bloccati con l’automobile. Cercando un riparo trovano un motel con piscina dove si intrufolano per riposarsi. La ragazza del motel vorrebbe cacciarli, ma poi si convince a lasciarli fare e anche ad aiutarli con l’auto in panne. Finché non si ritrova sola con il ragazzino, che le racconta tutta un’altra storia. Chi sono davvero i due? Un thriller in bilico tra dramma e menzogna, con un cast di attori molto convincenti.

Concordo con la sinossi: gli attori sono molto convincenti. La storia è ben scritta e ti tiene incollato allo schermo. Personalmente mi ha deluso il finale: il corto si conclude come la sinossi, non vengono date risposte. Talvolta l’importante è porre la questione e non fornire la risposta, ma qui non si parla di questioni filosofiche… è un thriller…

[R]

di Julie Rembauville, Nicolas Bianco-Levrin

In un mondo dove tutto gira sulla R, è difficile parlare o pensare diversamente. Gli edifici hanno quella forma e la lingua è un’unica R. Una società dal pensiero unico, animata in 2D, dove se un bambino immagina le altre lettere, incontra le resistenza di tutta la società. Il lavoro di Julie Rembauville e Nicolas Bianco-Levrin, cresciuti nell’illustrazione per ragazzi, non rinuncia alla linearità della favola per toccare un tema importante: la libertà d’espressione.

E’ un corto animato realizzato con una tecnica particolare, che non so come riesce a dare espressività a personaggi che sono poco più che semplici ombre. Anche se la storia dopo pochi minuti risulta prevedibile rimane un ottimo lavoro.

Salvatore

di Bruno Urso e Fabrizio Urso

Maria e Salvatore si amano, ma vivono nell’Italia di oggi, dove se resti incinta in un periodo di crisi la tua compagna di fabbrica fa la spia al datore di lavoro, che può preferire una donna più giovane che non si assenti per maternità. Per i Fratelli Urso fare cinema significa raccontare l’ingiustizia sociale del nostro Paese. Dopo Luigi Indelicato e La baia dei lupi (entrambi proiettati al MFF), anche il cinema istituzionale si è accorto di loro, tributandogli una nomination al David di Donatello 2011.

Di certo questo è un buon corto: è un cinema di qualità che ci sbatte in faccia la realtà nuda e cruda. Però a me non è piaciuto molto: in Italia vanno tanto di moda queste tragiche storie socialmente impegnate, ma le trovo tremendamente soporifere. Salvatore non fa eccezione. Sono convinto che si possano trattare temi impegnati in maniera indolore per lo spettatore.

Ridestar

di Hannaleena Heiska

Un paesaggio vuoto e austero si riempie della forza maestosa della natura. Sulle note dell’aria Ah! Non mi ridestar dal Werther di Jules Massenet, la camera svela a poco a poco l’identità della misteriosa creatura. Heiska è un’artista diplomata all’Accademia di Belle Arti di Helsinki, che oltre a opere video realizza anche dipinti e installazioni artistiche. Ridestar (da leggere in italiano) è un breve inno dei sensi alla maestosità della vita e alla bellezza di un possente risveglio.

Non amo i corti non narrativi, ma questo mi è piaciuto. Immagini e musica si sposano perfettamente e riescono a trasmettere il messaggio!

 

The extraordinary life of Rocky

di Kevin Meul

Rocky è decisamente sfortunato. Chiunque lo ama fa una brutta fine, in circostanze rocambolesche. Da adulto, si rinchiude in un silenzio rassegnato, fino al giorno in cui rivede l’unica persona in grado di amarlo. Fiabesco e tragicomico, Rocky è una commedia in rosa e in nero di grazia naif e di gusto raffinato per la ricostruzione d’epoca. Che riesce a far ridere, con rispetto, persino di un episodio impresso nella mente di tutti i belgi: la tragedia dell’Heysel.

Una black-comedy brillante. Di gran lunga il miglior corto del suo gruppo (e non perchè è una commedia). Al di là delle risate l’autore dimostra di saper davvero narrare con le immagini e presta la dovuta attenzione alla scenografia, che nobilita parecchio il corto. Un film da non perdere, peccato non si possa trovarlo in rete… Il pubblico in sala ha apprezzato molto, forse fin troppo. Le commedie vanno sempre forte, in questo caso anche a scapito di altri lavori più autoriali, adatti ad un pubblico più raffinato, che sono stati applauditi meno ma erano ugualmente validi.

A domani con il Gruppo C!

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