Jérémy Clapin – Une Histoire Vertebrale

Inauguro la sezione del blog dedicata ai cortometraggi con uno dei miei artisti preferiti: Jérémy Clapin, animatore francese (a mio avviso) di grande talento.

L’intento è quello di espolare il magnifico mondo dei cortometraggi e di proporvi quelle che ritengo essere delle piccole gemme, spesso poco conosciute, che meriterebbero più visibilità.

Proprio per questo motivo non commenterò solo corti di autori famosi (quali Tim Burton o Christopher Nolan), ma cercherò di concentrarmi soprattutto su autori pressochè sconosciuti al grande pubblico, ma non meritevoli dei grandi nomi del cinema passato e contemporaneo.

Prima di tutto vi invito alla visione del corto, dopodichè sotto al video potrete trovare una breve analisi e un commento.

Se non avete ancora visto il corto non continuate a leggere, rischio spoiler!!!

A mio avviso la grandezza di questo corto sta, non solo nella sua poesia, ma anche e soprattutto dell’abilità dell’autore che, nel creare la sua storia, fa sì che sia il difetto fisico del protagonista a guidare per intero l’azione e a caratterizzare la vita dei personaggi.

L’uomo, infatti, possiede un cane, mentre la donna un uccellino. Lui ha la passione delle pesca, lei dei palloncini. Lui abita di sopra, lei di sotto: questo non solo sarà l’elemento chiave perchè i due si scoprano a vicenda, ma sarà anche lo stratagemma fisico che permetterà loro di incontrasi a metà strada sulle scale.

Alcuni elementi dell’ambiente possono anche assumere una valenza fortemente simbolica: l’intero corto è in bianco è nero, fatta eccezione per il cielo e il corso d’acqua che sono blu. Ma il cielo stellato è da sempre simbolo di sogni e speranze, mentre nell’ acqua lo spettatore può osservare come riflessi i dissidi interiori del protagonista: inizialmente l’acqua riflette l’immagine di un uomo muscoloso e forte, pubblicità di un camion parcheggiato lì vicino, successivamente l’acqua riflette l’immagine del cartellone cinematografico che ritrae un divo che bacia la sua amata, che come il protagonista è piegato verso il basso nel baciarla.

E’ curioso anche osservare il ruolo che gioca il cinema in questa storia: la settima arte qui rappresenta il grande sogno, in particolare l’amore. Nelle occasioni in cui l’uomo incontra la donna l’ambiente circostante sembra svanire e l’atmosfera rimanda alla proiezione di un film (notate durante il bacio lo sfarfallio dello sfondo a simulare l’immagine proiettata su uno schermo).

Personalmente adoro questo cortometraggio, forse esagero?

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Studenti al Torino Film Festival

Gli studenti universitari in protesta si sono recati al Teatro Regio per dar voce alla loro protesta anche attraverso un grande evento quale il Torino Film Festival.

Il direttore del Festival Gianni Amelio li ha accolti con favore, lasciando che i ragazzi esprimessero pacificamente il loro dissenso.

Ma alla regione tutto questo non è piaciuto, tanto che, da buoni conigli quali sono, i politici non se la sono sentita di andare all’inaugurazione del festival e hanno preferito attaccare gli studenti attraverso i media. Anzichè presentarsi al regio, svolgere il loro lavoro ed eventualmente dare delle risposte ai giovani in protesta,  l’ assessore all’Ambiente, Roberto Ravello (Pdl), che dopo aver incontrato su questa vicenda il Presidente, Roberto Cota (Lega Nord), ha spiegato di «non ritenere opportuno aderire alla celebrazione di quelle che – ha detto – a mio avviso, sono le contraddizioni del direttore della rassegna, un privilegiato che, con la tranquillità di un salario garantito dagli enti pubblici, ha approfittato del suo ruolo e della manifestazione che dirige per dare legittimità a chi ha attaccato le Forze dell’Ordine e interrotto diversi servizi pubblici, arrivando addirittura a definire “sacrosanta e giusta” la battaglia che decine di violenti hanno condotto nella nostra città».

«Mi sarei aspettato – ha concluso Ravello – una tempestiva presa di distanza e una dura condanna della violenza che ha caratterizzato queste manifestazioni, non solo la condanna non è arrivata, ma addirittura il Direttore Amelio si è arrampicato sul tetto di Palazzo Nuovo a portare la sua solidarietà agli occupanti».

Gianni Amelio ha detto di essere «molto dispiaciuto dell’assenza della Regione in quanto – ha spiegato – questa situazione nasce da un malinteso».

Amelio ha precisato, a proposito della sua presenza all’Università occupata, «di non avere in alcun modo appoggiato o condiviso atti e comportamenti violenti e aggressivi avvenuti altrove. Il mio incontro, previsto già da quattro giorni – ha aggiunto – si è svolto a Palazzo Nuovo con ricercatori e studenti nei termini di un confronto civile di idee sui temi e le preoccupazioni che toccano tutti i settori del lavoro culturale».

Amelio ha detto inoltre che «non è assolutamente vero che il festival abbia fornito attrezzature tecniche per la proiezione sulla Mole Antonelliana» di immagini e filmati della protesta, promossa dagli studenti e dall’associazione 100 autori.  (da LaStampa).

Ebbene sì, gli studenti sono riusciti a proiettare immagini della protesta anche sulla mole. A quanto pare riescono a essere molto più organizzati loro di chi organizza tutti noi…

A tal punto che stasera partirà una serie di eventi che comprendono contributi musicali, teatrali e riflessioni culturali sia a Palazzo Nuovo che al Politecnico, con nomi quali Luciana Littizzetto e Gustavo Zagrebelsky.

Vi lascio con qualche domanda: ma se gli studenti riescono ad organizzarsi da sè, perchè bisogna riorganizzarli? Troppo intraprendenti questi giovani d’oggi? Non sanno stare al loro posto e lasciar fare a chi ha più esperienza di loro a mandare il paese a put…e?

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